Naven/Potlatch
Seminario permanente sul contemporaneo
1. L’élite del biopotere (A.A. 2026/2027)
Il corso di quest’anno verte sulle forme del potere esercitato sulla vita, ovvero sugli esseri viventi tutti, e in particolare sugli umani, da una classe di oligarchi, multimilionari, tecnocrati, numericamente assai ristretta, ma straordinariamente potente in ragione delle immense ricchezze detenute, in parte coincidente con il personale di vertice di istituzioni e organizzazioni nazionali e internazionali, publiche e private, civili e militari, e in parte espressione di un capitalismo sempre più vorace e famelico nei confronti di tutte le forme di vita sulla Terra. Una classe che qui si inizia a indicare con il termine di “élite del biopotere” e la cui definizione più precisa e puntuale costituisce uno degli obiettivi fondamentali del corso.
In tale prospettiva, nella prima parte del corso, le lezioni intendono porre in relazione epistemica e concettuale due tradizioni di pensiero sociologico e filosofico. Da un lato quella sviluppata intorno ai concetti di biopotere e di biopolitica; dall’altro, quella relativa alla “teoria delle élite” o delle minoranze detentrici delle risorse politiche, economiche e così via rispetto alle maggioranze dominate.
Nella seconda parte si procederà, anche con il coinvolgimento attivo degli studenti frequentanti, con una ricognizione sociologica delle forme attuali del biopotere nella società globale contemporanea. Si tenterà, compatibilmente con il numero di ore di lezione previste, di svolgere un preliminare e provvisorio censimento di tali molteplici fenomeni.
L’intento che anima queste lezioni rinvia a quelli che si ritengono dover essere, nei correnti tempi oscuri, i compiti della sociologia e del pensiero critico: porre domande scomode al potere; lasciare testimonianza del dominio sistemico; sostenere la speranza come principio utopico e risorsa per un agire consapevole e coraggioso orientato dai valori della libertà e dell’uguaglianza.
Naven/Potlatch
Seminario permanente sul contemporaneo
1. L’élite del biopotere (A.A. 2026/2027)
Con l’avvio del primo anno di insegnamento di “Sistemi sociali, potere tecnoscientifico e società algoritmica” per il Corso di Laurea Magistrale in Ricerca Sociale, Politiche della Sicurezza e Criminalità Interclasse LM-88 & LM-62, riprende “Naven/Potlach. Seminario permanente sul contemporaneo”: una serie di indagini e ricerche sulle forme socio-culturali del tempo contemporaneo avviate nell’A.A. 2024/2025 nell’ambito dell’insegnamento, in quel momento da me tenuto, di “Istituzioni giuridiche, sicurezza e mutamento sociale”.
Quel precedente ciclo di lezioni, che inaugurava il seminario permanente, aveva avuto per oggetto una riflessione introduttiva intorno a “L’epoca delle transizioni”. Si trattava di svolgere una preliminare ricognizione, sociologicamente e antropologicamente avvertita, sulle molte transizioni in corso promosse dalle élite al livello globale - in ambito politico, economico, tecnoscientifico, economico, demografico, alimentare etc. - che cercava di evitare e, anzi, conduceva una critica alle facili e banali, oltre che false, rappresentazioni “politicamente corrette”, progressiste e mainstream di tali transizioni imposte alle popolazioni al di fuori di procedure democratiche, partecipate e condivise.
A tal fine si faceva riferimento, fra l’altro, ad autori passati come W. Benjamin e G. Bataille, più vicini nel tempo come G. Debord, G. Deleuze, J. Baudrillard e U. Beck, e contemporanei come D. Graeber, D. Lyon, N. Land e F. Furedi, unitamente alle vivide ricostruzioni storiche di documentaristi come A. Curtis, verificandone e discutendone gli assunti teorici e le tesi socio-antropologiche su casi di studio desunti dalla ribollente realtà sociale globale. Una particolare attenzione era data ai riflessi politico-giuridici e sociologico-criminologici determinati e connessi ai radicali processi trasformativi in corso sul piano nazionale e internazionale con focus sui concetti di “istituzione”, “sicurezza”, “rischio”, “paura”, “guerra culturale” e “mutamento socio-culturale”.
Il corso di quest’anno verte su un ambito riflessivo più specifico e delimitato, sebbene di non minore e complessa declinazione del precedente: le forme del potere esercitato sulla vita, ovvero sugli esseri viventi tutti, e in particolare sugli umani, da una classe di oligarchi, multimilionari, tecnocrati, numericamente assai ristretta, ma straordinariamente potente in ragione delle immense ricchezze detenute, in parte coincidente con il personale di vertice di istituzioni e organizzazioni nazionali e internazionali, publiche e private, civili e militari, e in parte espressione di un capitalismo sempre più vorace e famelico nei confronti di tutte le forme di vita sulla Terra. Una classe che qui si inizia a indicare con il termine di “élite del biopotere” e la cui definizione più precisa e puntuale costituisce uno degli obiettivi fondamentali del corso.
In tale prospettiva, nella prima parte del corso, le lezioni intendono porre in relazione epistemica e concettuale due tradizioni di pensiero sociologico e filosofico. Da un lato quella sviluppata intorno ai concetti di biopotere e di biopolitica, che trovano a partire dal pensiero di M. Foucault il punto di affermazione e diffusione più ampie e durature nel dibattito pubblico e scientifico, come ampiamente problematizzato nel pensiero, per citare alcuni nomi, di G. Deleuze, M. Hardt e A. Negri, G. Agamben, R. Esposito, J. Derrida, J.-L. Nancy, B.-C. Han e altri. Dall’altro, quella relativa alla “teoria delle élite” o delle minoranze detentrici delle risorse politiche, economiche e così via rispetto alle maggioranze dominate, risalente agli inizi del Novecento nel pensiero di G. Mosca, V. Pareto, R. Michels, che raggiunge con C.W. Mills e il suo capolavoro The Power Elite (1956) una vetta tuttora insuperata dell’analisi sociologica delle moderne configurazioni del potere, per essere quindi sviluppata in studi più recenti e relativi alla fase attuale del capitalismo e dei sistemi sociali globali.
Se la prima parte del corso ha, quindi, una valenza di carattere ricostruttivo e genealogico sul piano teoretico e storico delle due correnti di studio e pensiero sopracitate, nella seconda parte si procederà, anche con il coinvolgimento attivo degli studenti frequentanti, con una ricognizione sociologica delle forme attuali del biopotere nella società globale contemporanea. Si tenterà, compatibilmente con il numero di ore di lezione previste, di svolgere un preliminare e provvisorio censimento di tali molteplici fenomeni. Questi spaziano, a titolo esemplificativo, dalle forme sempre più invasive di sorveglianza e controllo su individui e popolazioni, nei termini di una pervasiva società algoritmica; alle molteplici modalità della “guerra ibrida” in cui la disumanizzazione del “nemico” si concretizza, fra l’altro, attraverso l’indifferenziazione tra popolazione combattente e popolazione civile, l’impiego di tecnologie di AI e strumenti tecnici a distanza, attacchi informatici, disinformazione generalizzata, pressioni economiche e sabotaggi. Parimenti, esse vanno dalla diffusione se non imposizione di misure medico-sanitarie incentrate su spericolate biotecnologie sperimentali, controllo digitale dei dati sanitari e gestione algoritmica della salute al livello globale; all’affermazione di politiche di eutanasia di Stato su fasce deboli e fragili di popolazione. Ancora, tali forme includono tanto la mercificazione integrale del corpo umano, secondo i dettami di un biocapitalismo che arriva a promuoverne le modificazioni più estreme e irreversibili dell’individuo; quanto le politiche di gestione delle popolazioni migranti sia impiegate come masse di manovra nello scenario geopolitico che come popolazioni da deportare, confinare e gestire.
Una delle ipotesi principali che guidano le lezioni è quella di verificare se, dalle forme più estreme di biopotere individuate, non si sia già all’interno di forme ancora più inquietanti di una tecnozoopolitica in cui le risorse tecnoscientifiche dispiegate senza freni sulle popolazioni del mondo divengono parte integrante di un processo inarrestabile di zoologizzazione dell’umano e delle sue forme di vita secondo modelli di “società alveare” che sembrano presupposti e addirittura auspicati, se non già attuati in molteplici progetti politici, economici e tecnoscientifici. È questa un’ipotesi di particolare importanza perché su di essa si potrebbe articolare teoreticamente e consolidare sociologicamente il legame tra le due correnti di pensiero sul biopotere e sulle élite. Infatti, assumendo il biopotere come origine destinale del potere e della dimensione strumentalizzante dell’umano come popolazione e specie che essa presuppone, esso potrebbe esprimersi compiutamente come “macchina di governo” realizzando al massimo grado il principio fondamentale di sussunzione della vita da parte di ogni potere in quanto tale. In altre parole, la persistenza nel tempo del modello elitista del potere come universale socio-antropologico, non sarebbe altro che l’attestazione incontrovertibile di un meccanismo collocato nel nucleo delle interazioni in ogni gruppo sociale, da quelli più piccoli sino alle società globalizzate, che riattualizza continuamente le modalità ancestrali del potere pastorale: l’archetipico governo del pastore sulle greggi, ancora ripreso da M. Foucault e poi da P. Sloterdjik, che esercita su di esse un potere che riguarda “omnes et singulatim”.
Sul piano più generale di una necessaria coscienza critica, si cercherà di rilevare in che modo questa inedita e massiva configurazione di una molteplicità di forme di potere esercitate sulla vita umana e su ogni vivente sulla Terra da una ristretta classe di potenti che si auto-sottraggono, in ragione della loro straordinaria potenza economica, politica e tecnoscientifica, a qualsivoglia genere di giudizio effettuale e a qualsiasi tipo di procedura democratica, sia, con ogni evidenza, il principale problema del nostro tempo. In tale configurazione sembra esprimersi la potenza disumana di un sistema globale di biopotere che, avendo introiettato la socio-logica del capitalismo nei suoi assiomi fondamentali (profitto, proprietà, mercato) come cardini dell’organizzazione di un sistema-mondo omologato e fondato su principi di disuguaglianza, violenza e menzogna, mediante il braccio armato di un potere tecnoscientifico incapace di trovare limiti in qualsivoglia orizzonte etico, politico, giuridico e anzi imperniato su e fautore di un’ideologia perversa e feroce, trova in un’élite globalista inaffidabile e incontrollata gli agenti di un’azione di metamorfosi e distruzione integrale del vivente tutto che volge alla completa devastazione del pianeta Terra.
L’intento che anima queste lezioni rinvia, conclusivamente, a quelli che si ritengono dover essere, nei correnti tempi oscuri, i compiti della sociologia e del pensiero critico: porre domande scomode al potere; lasciare testimonianza del dominio sistemico; sostenere la speranza come principio utopico e risorsa per un agire consapevole e coraggioso orientato dai valori della libertà e dell’uguaglianza.
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